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SUPERIORE, CLASSICO E RISERVA

  • sentichevino
  • 27 mar 2024
  • Tempo di lettura: 1 min

Ecco cosa significano


L'etichetta del vino come prima scopo deve colpire il consumatore, come secondo deve essere chiara e trasparente. Spesso oltre al nome del vino, nome dell'azienda, denominazione, gradazione alcolica, annata e capacità in litri troviamo delle sigle che ci indicano qualcosa in più sul vino che stiamo comprando. Le scritte superiore, classico e riserva a volte le troviamo singolarmente e a volte le troviamo accoppiate; ecco cosa significano.

Un vino è definito SUPERIORE quando la sua gradazione alcolica è superiore di almeno 0,5% della base dello stesso vino. Ad esempio il Verdicchio dei Castelli di Jesi ha come titolo alcolometrico minimo 11,5%, se un'azienda produce questo vino che contiene 12% di alcol è possibile chiamarlo Superiore.

Un vino è definito CLASSICO quando le uve di produzione arrivano dalla zona più antica, più classica della produzione dello stesso vino. Quindi quando in un vino leggiamo la parola classico dobbiamo tenere presente che quel vino arriva dalla zona più tradizionale, più antica di produzione di quel vino.

Un vino è definito RISERVA quando subisce un affinamento (invecchiamento) minimo superiore rispetto alla versione base dello stesso vino. Ad esempio il Chianti Classico può essere immesso al consumo a parti8re dal 1 Ottobre dell'anno successivo al vendemmia. La tipologia riserva deve invece affinare in cantina per almeno 24 mesi di cui 3 in bottiglia.

Ogni vino ovviamente ha il suo disciplinare che determina appunto quando il vino può essere chiamato Superiore, Classico e Riserva.

IL VINO NON SI STUDIA, SI BEVE


Jacopo Naldoni

 
 
 

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Ospite
16 apr 2024
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